Quanto impatta il pesce sull’ambiente? Più della carne?

Scritto da Antonio Torre - Approvato dai medici

Pesce in una pescheria

Seguendo ogni giorno le sempre più numerose testimonianze dei nostri lettori che hanno deciso di cambiare la loro vita, abbiamo notato come la domanda sull'impatto ambientale del pesce ci sia stata ripetuta più e più volte.

Abbiamo deciso dunque di rispondere con un articolo per meglio orientare i nostri followers e renderli più informati riguardo al tema.

Le persone che decidono di passare ad uno stile di vita plant based e quindi, di conseguenza, a diminuire il consumo di carne favorendo una dieta a prevalenza vegetale, si ritrovano molto spesso di fronte a questo quesito: il pesce è carne?

Se diminuisco il consumo di carne o smetto di mangiarla, vuol dire che devo farlo anche col pesce?

La risposta è sì, anche se dipende da persona a persona.

Il pesce è comunque un tipo di carne, poiché proviene da un animale.

Certo è che i suoi valori nutrizionali e benefici sulla salute sono ben diversi rispetto a quelli della carne rossa.

Pertanto, la sua definizione in quanto tale dipende da fattori culturali e religiosi, e dalla propria credenza personale;

Non dimentichiamoci che esiste una cerchia di vegetariani che si definisce pescetariana per questo. 

Gli effetti collaterali dello sfruttamento del mare

Per quanto riguarda invece gli effetti ambientali che causa l’industria del pesce sul pianeta, il discorso cambia di prospettiva e potrebbe diventare la ragione più importante per cui è bene farne un consumo consapevole, limitandolo od ometterlo dalla propria dieta.

Purtroppo non se ne parla ancora abbastanza degli impatti che ha il consumo di pesce sull’ambiente, e di conseguenza sulla nostra salute, ma di certo non è da meno rispetto all’industria della carne.

Al momento la pesca marittima e lo sfruttamento intensivo sono la principale causa di devastazione degli ecosistemi marini di tutto il mondo e dell’inquinamento dei mari. 

Plastica sulle spiagge, nel pesce, impatto ambientale dei nostri costumi
Plastica sulle spiagge, nel pesce, impatto ambientale dei nostri costumi

Dalle spiagge alle nostre tavole: la plastica è ovunque

Rifiuti di plastica, scarti di attrezzatura da pesca o di altro tipo, derivanti dalla scellerata attività umana, rappresentano le principali trappole mortali per tutti i pesci e le altre specie del mondo marino.

Il più delle volte vengono scambiati per cibo dagli animali, il che li porta al soffocamento e quindi alla morte.

Il fatto preoccupante conseguente a ciò è che molti dei pesci che finiscono sulle nostre tavole ingeriscono delle minuscole particelle di materiale plastico che si trovano nel mare aperto, le microplastiche, e che quindi alla fine integriamo inconsapevolmente nel nostro organismo. Sei sconvolto vero?

Ma non è finita qui

Secondo lo studi di alcuni ricercatori dell’Università di Harvard, la concentrazione di metil-mercurio nei pesci più comunemente consumati è aumentata negli ultimi decenni, a causa della pesca industriale e dell’aumento della temperatura delle acque.

Il metil-mercurio è un potente neurotossico.

È un inquinante che si trova anche nelle acque, ma nei pesci la concentrazione arriva a essere un milione di volte maggiore.

Perciò una delle soluzioni più logiche per evitare di assumere in grandi quantità il metil-mercurio e le microplastiche è quella di passare a un'alimentazione vegetale.

I "Numeri"

La pesca industriale intensiva sta impoverendo i nostri mari, svuotandoli a ritmi fin troppo elevati, per cui nemmeno i pesci stessi riescono più a raggiungere la grandezza giusta in tempo e vengono catturati in molti casi prematuramente (come succede per il tonno rosso), facendone diminuire la popolazione.

Per non parlare di tutto quello che rimane intrappolato nelle reti da pesca.

Si stima che più di 300.000 tra balenottere, delfini e cetacei muoiono ogni anno per via delle reti da pesca in cui rimangono impigliati, riportando ferite gravi, e che, se portati a galla sulle barche, non vengono esentati da trattamenti brutali da parte dei pescatori, che arrivano ad ammazzarli addirittura a colpi di bastoni. 

Ciò include persino squali, tartarughe e centinaia di migliaia di uccelli marini.

Stiamo parlando di 700 e più specie che sono arrivate ad essere a rischio di estinzione!

Bycatch Squalo nella rete impatto ambientale
Bycatch Squalo nella rete impatto ambientale

Il bycatch mette a rischio la biodiversità marina

Questo avviene soprattutto attraverso la pesca a strascico, un metodo di pesca che consiste nel trainare attivamente una rete da pesca sul fondo del mare.

Una pratica sì economica, ma deleteria dal punto di vista ambientale, che mette a rischio la biodiversità marina, catturando non intenzionalmente specie marine di nessun interesse commerciale, e che va a rovinare i fondali dei mari e gli ecosistemi ad essi connessi.

L’industria ittica definisce questo fenomeno semplicemente come “bycatch”, ovvero, “catture accidentali”. 

Ma dietro a questa facciata di falsa innocenza, con tutti gli interessi che ci sono dietro, è difficile far attuare al più presto un cambio di rotta.

La soluzione è letteralmente dietro l’angolo

L’unica maniera per cui possiamo mettere in atto un cambiamento al più presto è la nostra possibilità di scelta.

Facendo infatti nei nostri supermercati o pescherie una selezione accurata e consapevole di prodotti di una pesca sostenibile, equa ed etica, a km 0 ove possibile, possiamo iniziare a cambiare questo sistema malato, da cui poi tutti, mare, pesci, pescatori, mercati e… i nostri piatti, trarrebbero dei benefici.

Ma non basta solo questo

E’ fondamentale capire che è necessario mangiare meno e meglio, comprendendo realmente cosa significa un consumo sostenibile di prodotti ittici, pesce di qualità, pescato in modo rispettoso dell’ambiente.

ProVegan promuove la dieta Plant-Based proprio per ridurre gli eccessi, aiutando le persone a sostituire il pesce con alimenti vegetali: scopri come iniziare

E gli omega 3?

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Un trend da fermare ora

E mentre il consumo di pesce è in continua crescita (il consumo medio pro-capite è raddoppiato negli ultimi 60 anni ca.), i consumatori non vengono sufficientemente informati e non possono scegliere in modo consapevole e sostenibile quello che finisce nei loro piatti.

I dettagli sulla provenienza, sull’attrezzo di pesca utilizzato, sull’origine del prodotto sono tutte informazioni indispensabili per fare una scelta corretta ma che difficilmente raggiungono gli scaffali del supermercato.

I consumatori sono spesso confusi o ingannati da iniziative, marchi e certificazioni di sostenibilità fuorvianti e poco attendibili.

Il Marine Stewardship Council (MSC), il marchio di qualità ecologica più conosciuto sul mercato dei prodotti ittici, è l’esempio più evidente.

La MSC ha certificato come attrezzi di pesca distruttivi i pescherecci a strascico, che hanno impatti negativi sull’ecosistema marino.

Per le generazioni future

Di certo non è facile orientarsi in questo sistema di falsa testimonianza e facili promesse, ma è importante conoscere il funzionamento del commercio del pesce attuale e agire di conseguenza, facendo scelte consapevoli e sentendoci responsabili di seguire il giusto modello di pesca e consumo, diventando parte attiva di questa transizione verso un sistema più equo e giusto, per noi, per il mare e per le generazioni future.

Perciò se pensi che sia meglio per gli animali smettere di mangiare carne preferendo mangiare solo pesce, allora pensaci una seconda volta.

Per le generazioni future

Di certo non è facile orientarsi in questo sistema di falsa testimonianza e facili promesse, ma è importante conoscere il funzionamento del commercio del pesce attuale e agire di conseguenza, facendo scelte consapevoli e sentendoci responsabili di seguire il giusto modello di pesca e consumo, diventando parte attiva di questa transizione verso un sistema più equo e giusto, per noi, per il mare e per le generazioni future.

Perciò se pensi che sia meglio per gli animali smettere di mangiare carne preferendo mangiare solo pesce, allora pensaci una seconda volta.

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